ORCHESTRA DEGO: UN MITO NEL MONDO DEL BALLO

Da 57 anni l’ORCHESTRA DEGO si dedica alla musica per le feste, le sale da ballo, gli eventi televisivi e le manifestazioni di maggior rilievo, anche a livello internazionale.  La grande passione, l’impegno, la professionalità e la determinazione di Jonathan e Gianni Dego hanno portato l’ORCHESTRA DEGO ad essere una delle orchestre più rinomate, amate e richieste del panorama della musica da ballo. La partnership con l’Associazione Tempi e Ritmi e con Musica e Spettacolo è nata artisticamente in occasione di un’edizione di “C’era un ragazzo…Show” -consueta manifestazione benefica organizzata annualmente in ricordo di Orfeo Valandro, uno dei fondatori di Tempi e Ritmi, che aveva come “idolo” proprio il biondo Gianni Dego, in quanto amante delle canzoni melodiche italiane- ed è proseguita negli anni successivi.

Gianni ha un valido partner ed… erede nel figlio Jonathan, grande polistrumentista e direttore musicale dell’Orchestra.

 

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L’Orchestra Dego suona in tutta Italia ed all’estero, ed il suo repertorio spazia in tutti i generi della musica da ballo.

Le feste, gli eventi, le occasioni in cui si esibisce sono sempre ricordati come eventi di primo livello.

 

 

 

 

 

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Dego, i 50 anni del “Reuccio del Triveneto”

Tra rumba e bachata ha fatto ballare milioni di persone in feste di paese e teatri arrivando fino in Giamaica e Messico

PADOVA. Gli amici lo hanno soprannominato il “Reuccio del Triveneto” in omaggio al grande Claudio Villa che da cinquant’anni è il modello a cui si ispira: festeggia mezzo secolo di carriera Gianni Dego, 71 anni e una chioma bionda e fluente che incornicia un viso dai tratti gentili come è ancora gentile la sua voce. Nato a Valli di Chioggia, nel Veneziano, ha vissuto per quarant’anni a Milano, per poi tornare nel suo Veneto – oggi vive a Candiana, in provincia di Padova – e al ritmo di valzer, mazurche, bachata e cumbia ha calcato i palchi di migliaia di feste paesane, sagre, sale da ballo e teatri. In Italia e nel mondo.

In finale nel 1969 a Castrocaro Terme e vincitore di due dischi d’oro a Parigi nel 1994 e nel 1996, ha fatto la storia della musica da ballo e del liscio. Ieri sera si è esibito in concerto al teatro Accademia di Conegliano dove ha suonato e cantato a fianco del figlio Jonathan.

Quando ha iniziato a cantare?«Da piccolissimo. Mio zio pescatore mi portava con lui in barca e mi insegnava le canzoncine popolari. Diceva che avevo una vocina delicata e così passavamo ore a pescare e cantare insieme. Poi quando andavo in colonia le suore ci insegnavano le canzoni di montagna e io venivo scelto sempre come solista. Anni dopo per il mio falsetto fui scelto come prima voce del coro “Tre cime” di Abbiate Grasso».

Una passione che è diventata un vero e proprio lavoro.

«Ho scelto la musica come lavoro a sedici anni e non ho più smesso. Non è stato facile per me che arrivavo dalla campagna e non avevo conoscenze quando decisi di trasferirmi a Milano. Ma i risultati sono arrivati: ho partecipato al Festival “Voci nuove”, nel ’69 arrivai in finale a Castrocaro, ho fatto due edizioni del Festival “Città di Novara” presentato da Pippo Baudo. Non è stato facile nemmeno quando sono tornato in Veneto, era tutto da costruire anche qui».

La sua carriera ha varcato anche i confini nazionali.

«A Parigi ho cantato con Little Tony e i Ricchi e Poveri e ho vinto anche due dischi d’oro. Mi sono esibito in Spagna, in Brasile, in Giamaica, Messico, posti che spesso ho raggiunto suonando sulle navi da crociera».

E oggi dove si esibisce con la sua orchestra?

«Giriamo tutta l’Italia, suoniamo alle feste di paese, in molti locali e teatri. Siamo impegnati una media di 150 serate all’anno».

Cosa è cambiato rispetto a quando ha iniziato?

«Il mondo è cambiato, ma la voglia di stare insieme e divertirsi, fare quattro salti in pista e cantare con gli amici le vecchie canzoni non cambiano mai. Oggi ci sono molti più giovani che partecipano, poi ci sono le tv locali che ci danno visibilità e si formano veri e propri gruppi di fan che ci seguono nelle nostre date. Di orchestre nuove ne nascono ogni giorno, ma ormai tutti usano le basi registrate. Così si impoverisce un genere che invece ha una sua storia e una sua tradizione».

Cosa c’è nel suo repertorio?

«Adoro Claudio Villa e canto molte sue canzoni, come quelle di altri autori melodici. Ma con la mia orchestra suoniamo anche molte canzoni nostre, ne ho scritte più di 150 con i miei collaboratori. Facciamo cose moderne e classiche, dal latino americano alle mazurche. All’attivo ho 52 cd e a breve ne uscirà uno nuovo».

Insomma a 71 anni è ancora un fiume in piena.

«È difficile lasciare il palco dopo che si è passata una vita a cantare e suonare in mezzo alla gente. Ma il concerto di ieri sera a Conegliano ha voluto rappresentare una sorta di passaggio di testimone con mio figlio Jonathan. Non ho intenzione di mollare ma certamente di ridurre gli impegni anche per stare finalmente più tempo con mia moglie che in tutti questi anni mi è rimasta al fianco».

Ha qualche rimpianto?

«Mi sono lasciato scappare un contratto con una grossa casa discografica di Milano alla fine degli anni Sessanta. Ho peccato di ingenuità ma alla fine non ho nulla da rimproverarmi. Al di là della mia famiglia e dei miei amici, non ho nessuno da ringraziare per tutto quello che sono riuscito a fare, non mi è stato regalato nulla, tutto ciò che ho fatto è stata una vera e bella conquista».

Un sogno da esaudire?

«Rivedere Pippo Baudo e cantare insieme a Gianni Morandi. Due belle persone che stimo molto, motivo per cui voglio credere che i miei sogni si potranno realizzare».